Maratea 25/27 settembre 2015 4ª edizione

martedì 22 settembre

Dopo un anno di pausa, riparte venerdì 25 settembre la summer school Mediterraneo, identità e alterità dell'Europa, arrivata così alla 4a edizione. Il programma si estende per tre giorni.

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"Il Mediterraneo e l'Europa nel mondo. Il pensiero complesso e la sfida della convivenza interculturale"
Matera, 23/26 settembre 2013

Nell'età della globalizzazione, i frammenti di umanità sono ormai in irreversibile e istantanea interdipendenza, ma l'interdipendenza non ha creato la solidarietà; sono in comunicazione, ma le comunicazioni tecniche o commerciali non creano la reciproca integrazione. L'accumulo delle informazioni non crea la conoscenza, e l'accumulo delle conoscenze non crea la comprensione. Si sono realizzati innumerevoli processi di unificazione, ma si sono anche sviluppate formidabili disgregazioni, regressioni, chiusure (nazionali, etiche, religiose).

Nello stesso tempo, la minaccia nucleare e la minaccia ecologica che gravano sulla biosfera impongono all'umanità una comunità di destino. Dinanzi a queste minacce, la comunità di destino esiste di fatto: ma rari sono ancora gli umani che hanno questa coscienza. E manca ancora la coscienza di una filiazione comune: anche se oggi possiamo sapere, grazie a straordinarie acquisizioni delle scienze, che tutti abbiamo antenati comuni, che l'umanità si è evoluta in un processo di ominizzazione iniziato all'incirca cinque milioni di anni fa ; e anche se possiamo sapere che abbiamo una profonda identità cerebrale e affettiva comune, pur attraverso straordinarie diversità culturali, sociali e individuali. Oggi possiamo veramente parlare di "patria terrestre", ma questa coscienza non è ancora sufficientemente elaborata e diffusa. Siamo in una situazione del tutto contraddittoria, dalla quale non riusciamo ad uscire.

Da una parte, c'è un mondo che vuole nascere, ma che non riesce a nascere; e, nello stesso tempo, questa possibile e improbabile nascita è accompagnata da un caos per lo scatenamento di forze di distruzione. Perciò, è vitale fare emergere la consapevolezza del nostro comune destino planetario. Ed è essenziale illuminare il caos degli eventi, le loro interazioni e le loro retroazioni - in cui si mescolano e interferiscono processi economici, politici, sociali, nazionali, etnici, mitologici, religiosi - che tessono il nostro destino.

L'ostacolo sta non solo nella nostra ignoranza: si annida anche e soprattutto nella nostra conoscenza. La specializzazione disciplinare ha prodotto molte conoscenze, ma genera una conoscenza incapace di cogliere i problemi multidimensionali, e determina un'incapacità intellettuale a riconoscere i problemi fondamentali e globali.

I sistemi di insegnamento continuano a separare, a disgiungere le conoscenze che dovrebbero invece essere interconnesse, continuano a formare menti cieche ai contesti ed esperti che privilegiano una sola dimensione di problemi irriducibilmente complessi. Così la formazione scolastica, universitaria, professionale perpetua un modo di pensare che obbedisce essenzialmente a principi di disgiunzione, riduzione e astrazione. Isola gli oggetti della conoscenza gli uni dagli altri, e rende quindi difficile apprendere le solidarietà, le interazioni e le implicazioni reciproche che legano questi oggetti. Privilegia la conoscenza delle unità di base o delle parti che costituiscono i sistemi, e non incita a compiere una spola cognitiva dalle parti al tutto e dal tutto alle parti. Noi disgiungiamo e suddividiamo in differenti discipline i frammenti dei sistemi organizzati di cui il nostro modo di pensare ha spezzato l'unità. L'iperspecializzazione frammenta il tessuto complesso dei fenomeni.

Ciò porta a un'intelligenza cieca, che isola gli oggetti gli uni dagli altri, li astrae dal loro ambiente, disintegra gli insiemi, i sistemi e le totalità. Noi diventiamo così sempre più ciechi nei confronti dei fenomeni concreti, delle realtà globali e dei problemi fondamentali. Questo modo mutilante di organizzare il nostro pensiero ci acceca ancora più profondamente di quanto facciano l'errore di osservazione o l'incoerenza logica.
Quando il pensiero mutilante e unidimensionale è applicato agli esseri umani si producono sofferenza e anche morte.
Oggi emerge un mondo sempre più complesso. Ma il pensiero semplificatore continua a essere dominante, mentre il pensiero complesso cerca ancora di nascere.
Complesso (cumplexus) è ciò che è tessuto insieme. La complessità ci appare quando uno e molteplice, tutto e parti, oggetto e ambiente, oggetto e soggetto, ordine disordine e organizzazione sono inseparabili e interdipendenti. Inoltre, non si da mai una complessità, ma un tessuto di molteplici complessità, empiriche (disordini, rischi, complicazioni, intrecci, inter-retroazioni aggrovigliate), e logiche (insufficienze della causalità lineare, indecidibilità, contraddizioni che sorgono dall'esame razionale dei dati o dei fenomeni).
La complessità è un problema, non una risposta. La complessità è una sfida al pensiero e non una ricetta per il pensiero. La complessità non è l'esaustività, ma il riconoscimento delle incertezze e delle contraddizioni che limitano la conoscenza. Il pensiero complesso si propone di negoziare con le incertezze e con le contraddizioni. Il pensiero complesso ha l'obiettivo non di annullare le idee chiare e distinte, i determinismi, le disgiunzioni e le separazioni, ma di promuovere la loro integrazione.
Il pensiero complesso tende a ricostruire le solidarietà e le reciproca implicazioni fra oggetti arbitrariamente separati e isolati. Esso rinvia le parti al tutto e il tutto alle parti. Si sforza di riconoscere le dialogiche di ordine/disordine/organizzazione. Concepisce la reciproca implicazione fra sistemi e ecosistemi. Riconosce i suoi oggetti di conoscenza come prodotti della cooperazione fra una realtà oggettiva e le operazioni mentali di osservatori/progettisti.

Nel suo stesso movimento, il pensiero complesso tende a:

• superare il divorzio fra scienza e filosofia, e stabilire il loro dialogo;
• problematizzare l'attuale organizzazione in discipline e l'attuale divisione della conoscenza;
• e cercare di collegare ciò che è disgiunto, promuovendo a questo scopo una riforma dell'educazione;
• concepire il mondo umano non al di sopra del mondo vivente, ma dentro il mondo vivente, e anche emergente dal mondo fisico;
• affrontare la sfida che la complessità pone al pensiero in tutti i campi, compreso quello della politica;
• concepire la relazione antropo-bio-cosmologica a partire da ciò che è acquisito e dalle incertezze del sapere contemporaneo;
• reinterrogare la ragione umana, le sue possibilità e i suoi limiti;
• esplorare il continente meno conosciuto, quello della mente umana che elabora la conoscenza;
• promuovere una conoscenza che apporti l'attitudine a conoscere se stessa, che si apra alla solidarietà planetaria e cosmica, che non disintegri il volto degli esseri e di ciò che esiste: una tale conoscenza promuove l'azione; non ordina, ma organizza; non manipola, ma comunica; non dirige, ma anima.

Coordinatore scientifico/didattico: Mauro Ceruti

Lunedì 23 settembre

Mattina
Mauro CERUTI, Università di Bergamo
La cultura europea e la sfida della complessità

Pomeriggio
Mauro CERUTI, Università di Bergamo
Un umanesimo planetario


Martedì 24 settembre 2013

Mattina
Gianluca BOCCHI, Università di Bergamo
Uniti e molteplici: la grande diaspora umana

Pomeriggio
Gianluca BOCCHI, Università di Bergamo
Dalla modernità alla globalizzazione: l'emergenza di una Terra patria


Mercoledì 25 settembre 2013

Mattina
Sergio MANGHI, Università di Parma
Crisi della gerarchia e complessità delle relazioni sociali

Pomeriggio
Sergio MANGHI, Università di Parma
Cura delle relazioni e democrazia


Giovedì 26 settembre 2013

Mattina
Giuseppe VARCHETTA
Organizzare la complessità

Pomeriggio
Giuseppe VARCHETTA
Le competenze emozionali/sentimentali nell’organizzazione contemporanea