Maratea 25/27 settembre 2015 4ª edizione

martedì 22 settembre

Dopo un anno di pausa, riparte venerdì 25 settembre la summer school Mediterraneo, identità e alterità dell'Europa, arrivata così alla 4a edizione. Il programma si estende per tre giorni.

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Maratea

Jean-Luc NANCY, Università di Strasburgo
L'adorazione
« L'adorazione » indica, nel libro che ne porta il nome, il punto d'arrivo di una decostruzione del cristianesimo. Ciò che resta, quindi, quando la mitologia e la religione sono state condotte fino al punto estremo del movimento che le abbandona ai bordi del loro cammino. Ciò che resta nasce da un movimento che è più profondo di ogni forma di teismo – e di ateismo. Non è una nozione, ma un gesto: quello con cui ci rivolgiamo alla presenza del mondo. Questo gesto va al di là di ogni senso del mondo, all'apertura stessa dell'esistenza.
(«L'adoration» désigne, dans le livre qui porte ce nom, le point d'aboutissement d'une déconstruction du christianisme. Ce qui reste, donc, lorsque la mythologie et la religion ont été menées jusqu'au bout du mouvement qui les dépose sur le bord de leur propre chemin. Ce qui reste relève d'un mouvement plus profond que toute espèce de théisme – et d'athéisme. Ce n'est pas une notion, c'est un geste: celui par lequel on s'adresse à la présence du monde. Ce geste se porte au-delà de tout sens du monde, à l'ouverture de l'existence).

Emilia D'ANTUONO, Università degli Studi "Federico II" Napoli
Un inquietante paradosso del moderno: la presenza dell'Ebraismo e l'introvabilità degli ebrei
Ebraismo e filosofia: il nuovo pensiero

L'Ebraismo, sovraesposto nel corso della modernità, è di fatto un vivere ed un'interpretazione di Dio, uomo e mondo, rimasti sconosciuti nella loro articolazione reale fino all'affiorare storico di quella «pensée juive moderne» (per citare Lévinas ) che ha proiettato sul cielo dell'Occidente un universo di esperienze e di categorie interpretative «nuove». Il paradosso della «sovraesposizione» accompagnata da «ignoranza» rende indispensabile una considerazione ed una narrazione dell'Ebraismo che contribuiscano a rendere conoscenza condivisa un incontrovertibile dato di fatto: nel grembo dell'Europa si è svolta un'altra storia, è cresciuta una cultura specifica, che ha prodotto forme di vita e categorie concettuali diverse, divenute ormai imprescindibili per ripensare il vivere ed i suoi sensi. Franz Rosenzweig è il filosofo che forse più di tutti ha tradotto la «vita ebraica» nella lingua della filosofia aprendo le frontiere di un «nuovo pensiero». La portata e le implicazione di questo novum saranno tema di riflessione.

Gennaro GERVASIO, British University in Egypt / Il Cairo
L'illuminismo andaluso: l'Islam e il Rinascimento europeo
Contrariamente a quanto pensa la tradizione classica di studi orientali, che considera i dotti musulmani come meri 'trasmettitori' del sapere greco, il seminario su "L'illuminismo andaluso: l'Islam e il Rinascimento europeo" mira a illuminare il contributo del pensiero islamico, nella sua versione andalusa, alla nascita dell'Europa moderna.
Partendo da un'analisi degli eventi dell'ultimo anno, il seminario "Le rivoluzioni arabe: radici e prospettive del caso egiziano" è finalizzato a ricostruire le radici profonde della rivolta, cercando di analizzarne l'andamento e le possibili traiettorie future, soffermandosi in particolare sul caso egiziano e quello tunisino, senza dimenticare la rivolta siriana ancora in corso.

Mohamed HADDAD, Università degli Studi di Tunisi
La rivoluzione tunisina e la ricerca di una costituzione(La révolution tunisienne et la quête d'une constitution)
La Tunisia moderna ha visto nascere tre costituzioni: nel 1861, nel 1959 e nel 2012. La conferenza si suddividerà in due parti. In un primo momento, verrà fornito un resoconto storico delle circostanze e dei contenuti delle due precedenti costituzioni. In una seconda fase, invece, verrà spiegata come la rivoluzione del 2011 abbia generato l'idea di redigere una nuova costituzione; quali erano le sfide e le aspettative; quali sono le linee guida del progetto attualmente proposto dall'Assemblea Nazionale Costituente. In particolare, saranno messi in evidenza i seguenti temi: il regime politico, il rapporto tra Stato e Religione, il decentramento, i diritti delle donne e la "costituzionalizzazione" dei diritti umani.
Le tendenze dell'Islam moderno (Les tendances de l'islam moderne)
Al fine di capire l'attualità del mondo arabo partendo da un visione di lungo termine, la conferenza esporrà la situazione dell'Islam dal XIX secolo in poi ed elencherà le correnti che l'hanno divisa e che continuano ad affermare la loro rappresentatività: la corrente laica, quella salafita (fondamentalista), quella riformista, l'Islam politico (i Fratelli Musulmani) e quella neo-salafita. Sarà trattata la presenza ed il peso di queste tendenze nell'attuale primavera araba.
Gli uditori di lingua italiana possono consultare la mia opera: "Una Riforma religiosa nell'Islam è ancora possibile?" (Milano, Jaca Book, 2011).

Elena PULCINI, Università degli Studi di Firenze
Filosofia dell'età globale
La globalizzazione non è solo un evento economico, bensì un fenomeno che investe molte sfere della vita sociale e individuale: dalla politica all'antropologia, dalla cultura all'etica. Possiamo quindi parlare di un'età globale che produce molteplici trasformazioni rispetto alla modernità. Per questo la filosofia è chiamata a rimettere in discussione alcune categorie peculiari del paradigma moderno, come quelle di razionalità e progresso, di sovranità e soggetto, di comunità e società. Siamo di fronte a nuove sfide planetarie che possiamo forse riassumere in due problemi fondamentali: il problema dell'altro inteso come il diverso, lo "straniero interno", e il problema dei rischi globali che minacciano la vita sul pianeta (dal rischio nucleare, al global warming, alle crisi finanziarie). La radicalità di queste sfide genera una condizione diffusa di paura e insicurezza dovuta alla percezione della perdita di controllo sugli eventi e all'assenza di nuovi parametri etici e politici. L'erosione dei confini territoriali, la deregulation del mercato, l'interdipendenza degli eventi dovuta alla connessione tra locale e globale, e lo spettro della perdita del futuro, richiedono di ripensare l'etica, la politica e la figura stessa del soggetto, in una prospettiva che sia adeguata al nostro tempo. Appare dunque non solo urgente pensare una nuova etica della responsabilità che prenda in carico il destino del mondo e delle generazioni future, ma anche interrogarsi sui suoi possibili fondamenti e sulle motivazioni soggettive che consentano di prendersi cura del mondo.

Gian Enrico RUSCONI, Università degli Studi di Torino
Cosa resta dell'Occidente
«Oggi gli occidentali hanno la sindrome del "post" (post-democrazia, post-secolarismo, post-eroismo ). Sono epigoni di un Occidente la cui essenza è stata classicamente identificata nella "razionalità". Cosa rimane oggi di questa razionalità; che ne è della sua pretesa di rappresentare un modello universale per tutte le culture?
La brutalità della crisi in corso smentisce la (presunta) razionalità e ottimalità del sistema economico-finanziario esistente, produce mutazioni culturali e politiche che mettono in questione l'idea stessa di razionalità su cui si è costruita la civiltà dell'Occidente. Ne sono coinvolti non solo i presupposti normativi della democrazia, ma l'insieme
dei cosiddetti "valori occidentali". Il corso riesamina i criteri della razionalità occidentale, ripercorrendone alcuni passaggi essenziali - dalla ridefinizione della "modernità" al confronto con le altre culture (in particolare quella
islamica), dal dibattito sul post-secolarismo, la democrazia e la razionalità della fede alla elaborazione della scienza dell'uomo-natura. Soltanto affrontando criticamente questi problemi possiamo ricuperare quella razionalità senza la quale l'Occidente rischia di perdere se stesso». (Cosa resta dell'Occidente, Laterza 2012)

Matera

Gianluca BOCCHI, Università degli Studi di Bergamo
L'Europa, il Mediterraneo, il mondo.
1. Ascesa, apogeo e contraddizioni degli stati nazionali
2. Una difficile ricomposizione
Gli sviluppi politici dell'età moderna hanno prodotto un legame sempre più stretto fra stati, nazione e territori. Gli stati europei, a differenza degli imperi tradizionali, hanno aspirato a stabilire confini chiari, espliciti, il più possibile lineari, con la funzione di distinguere fra "noi" e "gli altri": fra chi facesse parte della comunità dei cittadini da chi ne fosse escluso. Ma questa concezione e le sue conseguenze geopolitiche sono entrate in diretta collisione con un aspetto costitutivo della stessa civiltà europea: la sua condizione multietnica, che ha sempre caratterizzato la gran parte dei suoi territori.
Nel corso dei nostri seminari esamineremo le tappe costitutive dello sviluppo del legame fra stato, nazione, territorio e confine; i problemi e i limiti che questo sviluppo ha comportato per le comunità europee; le conseguenze assai pesanti prodotte dall'esportazione del modello europeo nell'area mediterranea e in altre parti del mondo (in Asia come in Africa); la possibilità di un modello alternativo, più rispettoso delle identità individuali e collettive, in Europa come in altre aree del mondo.

Mauro CERUTI, Università degli Studi di Bergamo
Educare alla complessità nell'età globale
Ripensare finalità e organizzazione della formazione è ormai un compito ineludibile.
Con una velocità quasi esponenziale, negli ultimi anni si sono trasformati contenuti e forme dei saperi. Sono cambiate in profondità le modalità della loro organizzazione, della loro trasmissione, della loro produzione.
Gli individui sono da un lato sempre più "globalizzati" e "interdipendenti", dall'altro sempre più "diversificati". La multiculturalità è nei fatti. Cresce la varietà delle conoscenze, delle esperienze e delle aspettative individuali. Si moltiplicano le microculture e le appartenenze a gruppi ristretti. Le nuove tecnologie dell'informazione contribuiscono a diversificare gli stessi tempi, ritmi e spazi degli individui e delle collettività umane.
Anche le relazioni fra scuola e mondo delle professioni sono rapidamente cambiate. Nell'esercizio di ogni professione diventa sempre più frequente la necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze. Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochissimi anni.
Questo contesto profondamente cambiato chiede con urgenza un ripensamento e una riforma di paradigma nella conoscenza e nella formazione.
Unificare ciò che è frammentario è un problema educativo e pedagogico e, nel contempo, sociale ed etico di importanza decisiva per le giovani generazioni e per l'intera società.
Oggi la frammentazione dei saperi è il maggiore ostacolo alla comprensione dei problemi: riarticolare e riorganizzare la complessità (cioè l'intreccio) dei saperi è un impegno ineludibile.
La formazione deve aiutare a costruire gli strumenti concettuali e culturali indispensabili a dare senso alla varietà spesso caotica delle informazioni e delle conoscenze. Unificare ciò che è frammentato nei nostri saperi è la sfida educativa per le nuove generazioni e per l'intera società nell'età globale. La formazione deve perseguire l'integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza complessa e multidimensionale.

Angelo TURCO, Iulm / Milano
Complessità del bacino Mediterraneo negli scenari della globalizzazione
Le Primavere Nordafricane hanno messo in moto complessi meccanismi di rimodellamento della geografia umana del Mediterraneo. Frantumati i regimi impersonati da icone sinistre che sembravano eterne (Ben Ali, Mubarak, Gheddafi), hanno fatto la loro apparizione sulla scena sociale, nelle città come nelle campagne, figure tradizionalmente subordinate: le donne, i giovani, le minoranze, prima fra tutte quella berbera. Si è capito, pure, che l'islamismo va declinato ormai al plurale e, di là da ogni radicalismo ideologico, esso deve misurarsi con i problemi della democrazia e dello sviluppo economico, della giustizia sociale, dell'autonomia dei territori. Nei variegati paesaggi della crisi, durissime problematiche economiche (si pensi solo al turismo) con la conseguente ripresa degli sbarchi sulle coste italiane, si saldano a sperimentazioni politico-istituzionali di portata storica: e ciò vale per la Tunisia, che ha dato l'avvio alle "rivoluzioni", ma altresì per il Marocco e, in una misura ancora difficile da valutare, per l'Egitto, per l'Algeria, per la Libia. Del resto, le Primavere non sono finite e fanno il loro corso anche fuori dagli spazi che le hanno generate: tra violenza e speranza, come ogni giorno ci dicono le cronache siriane. Quali riflessi tutto ciò ha avuto ed ha sulle sponde euromediterranee, strette nella morsa di una crisi globalitaria?

Seminari

Chiara BRAMBILLA, Università degli Studi di Bergamo
Dis-locazioni e Ri-locazioni di frontiera tra Europa e Africa attraverso il Mediterraneo
A partire dall'ancoraggio alle più recenti evoluzioni teoriche e concettuali offerte dalla "svolta critica" nell'ambito dei border studies, il seminario si focalizzerà sulle complesse configurazioni assunte dalla frontiera euro-africana, lette con attenzione allo spazio relazionale socio-culturale, geopolitico ed epistemologico tra i due continenti attraverso il Mediterraneo. Essendo luogo nel quale alcune delle espressioni più violente della sovranità europea del XVIII e del XIX secolo trovarono espressione, così come anche scenario delle rivolte che portarono alle decolonizzazioni della metà del secolo scorso e, di recente, delle rivoluzioni all'insegna della Primavera Araba, lo spazio di frontiera euro-africano, con particolare riferimento al Mediterraneo, ha significato storicamente e continua a significare il potere dell'Europa e, al contempo, la sua crisi, proprio là nel suo più intimo spazio di vicinato geografico, dove i paradossi dell'immaginario geopolitico e socio-antropologico europeo conoscono le loro espressioni più intense e contraddittorie.
Il seminario indagherà l'eredità di tale contraddizione tra potere e fragilità europea nello spazio di confine in cui si giocò e si gioca l'incontro con l'Altro africano attraverso la lente concettuale e metodologica di ciò che è possibile definire borderscapes euro-africani tra colonialismo e post-colonialismo. Lo specifico sguardo proposto dal seminario vuole richiamare l'attenzione sull'urgenza contemporanea di rilevare la dimensione epistemologica e temporale, esperienziale e antropologica, oltre che geopolitica e territoriale, dei borderscapes euro-africani attraverso il Mediterraneo; rivelando, al contempo, la relazione tra tali diverse dimensioni della frontiera, intesa quale spazio multi-dimensionale, processualità discorsivamente costruita, luogo complesso.

Mariangela CAPORALE, Università degli Studi "Federico II" Napoli
La radice che porta: la potestas novi della rivelazione
Il seminario intende approfondire il rapporto tra ebraismo e cristianesimo alla luce della riflessione filosofica intorno al nodo speculativo costituito dalla Rivelazione. Tramite della interpretazione del rapporto tra le due fedi bibliche sarà il Nuovo Pensiero, che costituisce l'asse tematico intorno al quale ha elaborato la propria riflessione quella filosofia e quella teologia impegnate a ribadire la dignità concettuale del pensiero biblico. Nuovo Pensiero è, dunque, certamente il nome che alla propria riflessione filosofica e teologica ha dato il filosofo tedesco Franz Rosenzweig, ma, per l'importanza della svolta che esso costituisce per il pensiero della Rivelazione e della relazione tra le due comunità bibliche che intorno alla Rivelazione danno corpo alla propria identità, Nuovo Pensiero diventa l'espressione utile a significare il ruolo e il valore della ragione filosofica come tale, di fronte a quell'evento della conoscenza che è l'esperienza della trascendenza, che dalla Scrittura biblica è storicamente definita.

Antonella MOSCATI, Università degli Studi di Siena
Decostruzione del cristianesimo: La dischiusura e L'adorazione nel pensiero di Jean-Luc Nancy
Da anni Jean-Luc Nancy lavora al progetto di una "decostruzione del cristianesimo". Di questo progetto fanno parte i due libri che costituiranno l'oggetto specifico del seminario: La déclosion (Paris 2005, trad. it La dischiusura, Napoli 2007), L'adoration (Paris 2010, trad. it. L'adorazione, Napoli 2012).
Fra i due libri si può notare un evidente percorso, per non dire uno sviluppo: se il primo cercava di isolare alcuni tratti caratteristici del cristianesimo confrontandoli con gli altri due monoteismi e con l'ateismo (che secondo Nancy è un prodotto del cristianesimo), il secondo, L'adorazione, è piuttosto una riflessione sul significato che può assumere oggi, dopo Nietzsche e Freud, una nozione di spiritualità liberata dai riti e dalle credenze. In questa prospettiva, decostruire il cristianesimo significa per Nancy misurarsi con alcuni concetti della filosofia classica, innanzitutto con quello di ragione.
Il seminario rileggerà le tappe di questo percorso alla luce di tre questioni: il mutamento della nozione di decostruzione nel passaggio dal pensiero di Derrida a quello di Nancy; il significato del concetto di "adorazione" come centro intorno a cui si cristallizza un nuovo concetto di spiritualità; l'impatto dell'"adorazione" su alcune nozioni decisive nel pensiero di Nancy, quali comunità, mondo, senso.