Maratea 25/27 settembre 2015 4ª edizione

martedì 22 settembre

Dopo un anno di pausa, riparte venerdì 25 settembre la summer school Mediterraneo, identità e alterità dell'Europa, arrivata così alla 4a edizione. Il programma si estende per tre giorni.

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"L'incertezza del politico: nuove categorie interpretative"
Maratea, Villa Nitti - 4/9 settembre

Il filo conduttore del modulo è una riflessione sui temi relativi alle nuove categorie interpretative proprie del politico nell'era della globalizzazione e delle mutazioni che attraversano il complesso rapporto tra la democrazie e le masse - temi che hanno attraversato la grande tradizione culturale occidentale e che sono, dentro l'attualità del presente, come direbbe Foucault - al centro di molti importanti studi.
All'interno della Summer School e, lungo la linea teorica tracciata, una giornata di studio sarà infatti dedicata al pensiero di uno degli studiosi italiani che maggiormente viene discusso all'estero (in particolare, oltre che in Francia, anche negli Stati Uniti): Roberto Esposito.
La sua vivente "Italian Theory" racchiude, infatti, un percorso filosofico originale, un itinerario del tutto inesplorato che va dal tema dell'immanenza del conflitto alle tesi bio-politiche e tanato-immunitarie per approdare al paradigma della terza persona.
Esposito indica nel "vivente impersonale" il luogo a partire dal quale la nostra esistenza "si apre a ciò che non è mai ancora stata".
Le questioni cruciali del nostro tempo - legate ai concetti di sovranità e di fine del politico, che Esposito decostruisce tramite il ricorso alla categoria dell'impolitico e di biopolitica - sono affrontate senza maschere e soluzioni quietistiche. Dunque, un "pensiero vivente" capace, secondo l'esempio geofilosofico tutto italiano di Machiavelli, Bruno, Vico e Gramsci, di far saltare il primato trascendentale del linguaggio e restituire la relazione costitutiva tra politica, storia e vita.

Altro ospite importante sarà Giacomo Marramao, da sempre impegnato ad affrontare lo straordinario "mutamento di scala" che accompagna i fenomeni politici della nostra epoca e che richiede con forza una riconversione di concetti fondamentali come identità e differenza, contingenza e necessità, locale e globale.
Oggi, l'esperimento teorico di Marramao è nella messa a fuoco dei punti d'intersezione tra le genealogie filosofiche e le diagnosi radicali del Potere, del Comando e della Legge fornite, in tempi e contesti diversi, da due grandi scrittori mitteleuropei come Elias Canetti (attraverso un confronto costante con l'opera di Kafka) e Herta Müller (lungo l'asse che collega la figura del Lager alle esperienze di sorveglianza, isolamento e derelizione esistenziale presenti nelle stesse democrazie).
Scrive Marramao: "Per afferrare il senso delle trasformazioni del potere occorre andare alle radici: all'arché o al principio che l'ha originato come fattore transculturale e trans-storico comune a tutte le società umane. Il potere non può essere soppresso: ogni tentativo di 'superarlo' – sopprimendo questa o quella forma del suo esercizio – non ha finora fatto che potenziarlo. Il potere deve essere, invece, sradicato, sovvertito nella sua logica costitutiva: la logica dell'identità, innervata nell'illimitatezza del desiderio e nella doppia scena paranoica della paura e della morte dell'altro. Tracciare una linea di frattura e di opposizione al potere significa, nel cuore del nostro presente globale, spostare il focus sui soggetti e sulla loro potenza di metamorfosi/ rigenerazione. Ma ciò è possibile solo staccandosi dal rumore dell'attualità e riprendendo il filo interrotto di opere solitarie ed estreme".
Il suo seminario sarà in dialogo vivo con uno dei suoi grandi maestri: Biagio de Giovanni.
In questi ultimissimi anni, il pensiero teorico di de Giovanni si è mosso tra due dei suoi grandi autori: Hegel e Spinoza. Infatti, con il suo recente saggio "Hegel e Spinoza. Dialogo sul moderno", de Giovanni ha lavorato ad approfondire il confronto di Hegel con la filosofìa di Spinoza, che costituisce un passaggio classico della storia della metafisica moderna. Nel libro, descrivendo il dialogo serrato fra i due filosofi, si prova anche ad immaginare le possibili risposte del filosofo olandese alle critiche hegeliane. Punto d'incontro e di scontro di questo dialogo è la lettura dell'età nuova, di quel tempo moderno in cui ambedue i filosofi sono immersi in momenti diversi del suo divenire: il tempo in cui nasce e si sviluppa la nuova scienza che contribuisce alla crisi radicale della vecchia metafisica. Le domande diventano inquietanti e per molti aspetti decisive per lo sviluppo del pensiero: come si salva e si fonda la finitezza umana in un mondo che andava perdendo tutte le sue garanzie consolidate e i suoi presupposti? Quali risposte i due filosofi apprestano alla crisi che accompagnò l'età nuova? Hegel e Spinoza vengono confrontati fra loro, e con i loro interlocutori principali, Cartesio e Kant anzitutto, qui visti, di riflesso al tema principale, come altre vie per rispondere all'irruzione del Moderno. L'ispirazione che unisce Hegel a Spinoza sta nella coscienza dell'inquietudine che attraversa il finito, nella continua tensione che percorre la sua negatività - potente e fragile insieme - nello sforzo di pensare quell'Uno in relazione a cui vive, per loro comune giudizio, il molteplice delle cose esistenti.
Ma non solo. De Giovanni, che dialogherà con Marramao su un tema di grandissima attualità: "Potere, istituzioni, democrazia" – si è recentemente soffermato sui temi/problemi della democrazia di massa: "Alle origini della democrazia di massa. I filosofi e i giuristi". La sua riflessione nasce dal contrasto tra il dispotismo, da un lato, e la democrazia, dall'altro. Quasi che il primo, rovesciando d'impeto le verità della seconda, le precipitasse nel loro esatto contrario. Il dispotismo «è un compagno che sta annidato nello stesso principio democratico», sempre quello, sempre il medesimo, che con la bella felicità della coerenza ora può sorridere al riscatto dell'umanità e ora può piegarla sotto il giogo del comando più duro. Quale, dunque, il principio che lega due conclusioni così opposte nel circuito del suo stesso sviluppo? L'interrogativo tira in gioco il grande concetto dell'eguaglianza, che per de Giovanni coincide con la natura «dell'uomo vista nella sua più semplice immediatezza». L'uomo è un «ente desiderante eguaglianza». Non l'uomo in generale, ma l'uomo democratico è dominato dalla passione dell'eguaglianza. Nel sentirsi eguale agli altri (e gli altri giudica pari a sé), «non trovando nulla che lo distingua, diffida di se stesso non appena si sente osteggiato... ed è prossimo a riconoscere d'aver torto non appena i più lo asseriscono» (Tocqueville) è lo stesso principio di eguaglianza, che alla fine rischia di annegare i singoli «in una magmatica totalità di eguali», che espelle da sé il diverso e l'eterodosso. Sta qui per de Giovanni, in questa mezz'ombra ambigua, la vera difficoltà della democrazia.

I grandi temi della politica europea, con particolare attenzione al ruolo che gioca la Germania, saranno invece al centro del seminario del più grande studioso della cultura mitteleuropea contemporanea: Gian Enrico Rusconi. Il suo sarà un interrogarsi sull'essenza dell'Occidente identificata nella razionalità. "Che cosa rimane di questa razionalità? Forse che la crisi del sistema economico-finanziario occidentale e globale in corso, che produce mutazioni culturali e politiche ancora incalcolabili nelle loro conseguenze e falsifica la sua (presunta) razionalità economica, coinvolge il concetto stesso di razionalità occidentale? Che ne è della sua pretesa di rappresentare un modello universale per tutte le culture? Dobbiamo chiederci se razionalità, razionalismo, razionalizzazione sono concetti che ancora qualificano quello che nel linguaggio tradizionale era il fondamento dell'Occidente". A partire da questi interrogativi che hanno attraversato la grande cultura tedesca, Gian Enrico Rusconi si soffermerà sulle ricadute che essi hanno avuto sulla politica tedesca di questi anni all'interno del complesso panorama europeo ed internazionale. Una sorta di interrogarsi su "La Germania, oggi?".

Abbiamo - nelle precedenti edizioni – costruito all'interno della Summer School uno spazio dedicato a giovani pensatori italiani. Anche in questa III Edizione ci sarà spazio per un giovane filosofo italiano: Diego Fusaro.
La sua ricerca ruota intorno al concetto di modernità intesa come permanente contrasto tra la filosofia e l'assolutizzazione del mercato. Sulle orme di Hegel e di Marx, la ricerca di Fusaro delinea una fenomenologia dello spirito del capitalismo condotta sui due piani della storia della modernità e delle principali figure del pensiero che l'hanno animata. Massima alienazione dell'uomo rispetto alle proprie potenzialità ontologiche, l'odierno monoteismo del mercato è la prima società in cui regna sovrano il principio metafisico dell'illimitatezza, il "cattivo infinito" della norma dell'accumulazione smisurata del profitto a scapito della vita umana e del pianeta. In questo scenario, la filosofia resta il luogo del rischio assoluto: infatti, essa è il luogo della possibile resistenza al nichilismo della forma merce e, insieme, della sua eventuale legittimazione in stile postmoderno.
Il tema che sarà al centro della sua riflessione all'interno della Summer School riguarderà il "comunitarismo politico nell'età globalizzata" – una riflessione che attraverserà alcuni nodi teorici fondamentali del pensare europeo.

Anche la presenza di pensatori stranieri è stato un motivo costante dei precedenti seminari. In questa edizione abbiamo pensato di invitare un giovane studioso tedesco, grande conoscitore del pensiero di Walter Benjamin (ha curato di recente con Giorgio Agamben l'ultima edizione degli scritti di Benjamin su Baudelaire) e di Hanna Arendt: Clemens-Carl Haerle. Il suo seminario ruoterà – sulla scia dell'ultima Arendt - intorno al rapporto tra politica e male, tra ebraismo e condizione di esule/straniero. Ma non solo. Una particolare attenzione sarà dedicata all'esegesi di un frammento benjaminiano dal titolo significativo: "Capitalismo come religione"

Sarà, invece, Antonella Moscati a riflettere sulle categorie nuove che un pensiero al femminile - come quello di Hanna Arendt - apre per noi, oggi, nell'interpretazione del complesso rapporto tra il politico e la contemporaneità: assimilazione, ebraismo e banalità del male.
Inoltre, la Moscati rifletterà sul rapporto tra vita activa e pulsione di morte – rapporto che in lei costituisce una chiave di volta dell'interpretazione arendtiana dello stesso politico nel suo costituirsi storico.



Mercoledì 4 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Roberto ESPOSITO, Istituto Italiano di Scienze Umane di Napoli e di Firenze
Vita biologica e vita politica 

ore 11,00 / 13,00
Roberto ESPOSITO, Istituto Italiano di Scienze Umane di Napoli e di Firenze
in dialogo con gli studenti della Summer School

ore 17,00 / 19,00
Dario GENTILI, Università degli Studi di Roma Tre
L'origine del conflitto: il pensiero di Roberto Esposito

Giovedì 5 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Dario GENTILI, Università degli Studi di Roma Tre
Crisi come arte di governo biopolitico

ore 11,00 / 13,00
Diego FUSARO, Università Vita-Salute S. Raffaele Milano
Per un comunitarismo cosmopolitico. Reagire alla globalizzazione (I)

Venerdì 6 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Gian Enrico RUSCONI, Università di Torino
Cosa resta dell'Occidente

ore 11,00 / 13,00
Diego FUSARO, Università Vita-Salute S. Raffaele Milano
Per un comunitarismo cosmopolitico. Reagire alla globalizzazione (II)

Sabato 7 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Gian Enrico RUSCONI, Università di Torino
Il ruolo della Germania nell'Europa di oggi

ore 11,00 / 13,00
Clemens-Carl HÄRLE, Università degli Studi di Siena
Antonella MOSCATI, Cronopio Edizioni
Hanna Arendt. Origine ed elementi di un pensiero politico

ore 17,00 / 19,00
Clemens-Carl HÄRLE, Università degli Studi di Siena
L'incertezza del politico

Domenica 8 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Antonella MOSCATI, Cronopio Edizioni
Vita activa e pulsione di morte

ore 11,00 / 13,00
Clemens-Carl HÄRLE, Università degli Studi di Siena
Debito e colpa.
A proposito del frammento benjaminiano "Capitalismo come religione"

Lunedì 9 settembre 2013

ore 9,00 / 11,00
Giacomo MARRAMAO, Università degli Studi di Roma Tre
Passaggio ad Occidente

ore 11,00 / 13,00
Biagio DE GIOVANNI, Università degli Studi di Napoli
Le democrazie di massa in Occidente: una possibile lettura della loro crisi

ore 17,00 / 19,00
Dialogo tra
Biagio DE GIOVANNI e Giacomo MARRAMAO
Democrazie, potere, istituzioni nell'Europa contemporanea


Mercoledì 10 settembre 2013

Attività di laboratorio con gli studenti